Art.1

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

sabato 31 maggio 2014

Il testo della risoluzione in Commissione presentato alla Camera dei Deputati

Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00377presentato da FIANO Emanuele
testo di Mercoledì 28 maggio 2014, seduta n. 235

La I Commissione,

premesso che:
alla luce dei numerosi riferimenti presenti sia nella parte I che nella parte II della Costituzione, si può certamente ritenere che la sicurezza pubblica costituisca un bene costituzionalmente tutelato, in quanto volto alla complessiva salvaguardia dei diritti di libertà dei cittadini;
compito dei pubblici poteri, infatti, è non solo quello di intervenire in chiave repressiva per arginare condotte che abbiano intaccato la sfera dei diritti individuali, ma altresì quello di promuovere l'effettiva garanzia dei diritti fondamentali, anche attraverso interventi che possano determinare le condizioni per una piena espressione della persona e della sua dignità;
tuttavia, si può ormai ritenere che i numerosi e ripetuti tagli di risorse che negli ultimi anni hanno riguardato il comparto della sicurezza e del soccorso pubblico, hanno dato vita di fatto ad un graduale e marcato cambiamento del modello di sicurezza in Italia;
particolarmente problematiche si sono rivelate in tal senso le previsioni dell'articolo 66, comma 9-bis del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto del 2008, n. 133 per gli anni 2010-2011, e il successivo blocco parziale del turn over fissato al 20 per cento per il triennio 2012-2014, al 50 per cento per l'anno 2015 e al 100 per cento a decorrere dal 2016; solo con la legge di stabilità 2014, poi, la facoltà assunzionale è stata in parte elevata al 55 per cento a decorrere dall'anno 2014, con previsione di elevare ulteriormente tale percentuale fino al 70 per cento per l'anno 2015. Si è determinato così un repentino e deciso innalzamento dell'età media di tutti gli operatori del settore, che supera i 45 anni di età ed è oggi tra le più alte d'Europa, con conseguenze tutt'altro che trascurabili: sul piano dell'efficienza in generale, su quello dell'efficacia degli interventi operativi delle forze dell'ordine, sul piano della lievitazione dei costi necessari per fronteggiare le esigenze di ordine e sicurezza pubblica, poste da un personale con un età così elevata che, se scorporata nelle qualifiche (gradi) intermedie (ispettori e marescialli) o apicali (funzionari-dirigenti e ufficiali), ha superato da tempo i 50 anni;
un ulteriore aggravio dei carichi di lavoro per il personale in uniforme è stato determinato dall'attribuzione di funzioni ordinariamente svolte da personale civile dello Stato, e non da operatori del comparto sicurezza, con inevitabile disagio organizzativo per un comparto a cui dovrebbero essere affidate solo le delicate funzioni dell'ordine e della sicurezza pubblica;
circostanza questa aggravata anche da una serie di politiche di recente introduzione, a carattere meramente securitario, che in generale hanno determinato soluzioni di dubbia costituzionalità, come nel caso delle previsioni normative in tema di sicurezza pubblica urbana affidata ai privati attraverso le ronde di cittadini o nel caso dei discutibili provvedimenti legislativi che assegnarono ai sindaci poteri di ordinanza superiori ai prefetti;
vi sono poi state iniziative legislative su temi delicati e complessi, come nel caso del reato di immigrazione clandestina, la cui introduzione ha finito per comportare un inutile aggravio della mole di lavoro degli operatori del settore, non adeguatamente compensata dalle risorse necessarie per fronteggiare l'accresciuto carico di lavoro specie in ordine pubblico;
va altresì considerato che il modello della polizia di sicurezza (attività di prevenzione) esistente nel nostro Paese è stato in parte modificato a causa delle esigenze sorte successivamente agli attentati terroristici del 2001, che hanno portato, come è noto, ad un aumento della tensione sul piano internazionale, con un conseguente incremento della consistenza delle forze impiegate nel contrasto al terrorismo internazionale;
anche alla luce dei principi costituzionali sopra citati, oggi non appare più sostenibile un modello di sicurezza e di soccorso pubblico determinato quasi esclusivamente da esigenze di bilancio, e dalle conseguenti ripetute politiche finanziarie dei «tagli lineari», nonché dal congelamento del reddito individuale e dei rinnovi contrattuali;  
del resto la stessa legge n. 21 del 1981 - che da un lato aveva esaltato il carattere civile e democratico delle autorità di pubblica sicurezza e degli agenti e ufficiali di pubblica sicurezza, e dall'altro aveva ribadito che tale materia fosse necessariamente riservata allo Stato - è stata progressivamente erosa nelle sue finalità da una serie di interventi normativi, che ne hanno intaccato le linee portanti, oltre a produrre duplicazioni di compiti e funzioni, e la conseguente moltiplicazione dei centri di spesa e di spreco del denaro pubblico;
a fronte di ulteriori tagli previsti nel DEF appena approvato, e dell'annunciata spending review che riguarderà tutti i settori dello Stato, appare ineludibile ripensare un nuovo modello di sicurezza per il nostro Paese che, ferme restando le esigenze e gli obiettivi di bilancio, ne ridisegni obiettivi, funzioni e organizzazione, anche al fine di rendere più efficace ed efficiente il lavoro svolto dagli operatori del comparto sicurezza, e dotandolo delle risorse necessarie a perseguire gli obiettivi istituzionali,

impegna il Governo:
a presentare al Parlamento, entro tre mesi, una relazione dettagliata sulle condizioni professionali e retributive degli operatori, sugli organici e sulle dotazioni di cui dispongono i diversi corpi e specialità, e sulla dislocazione sul territorio dei diversi presidi del comparto sicurezza e soccorso pubblico, al fine di valutarne l'idoneità e l'efficacia, quantitativa e qualitativa, per il raggiungimento degli obiettivi affidati dalla legge alla sicurezza nazionale, nonché a presentare un'analisi del quadro normativo esistente, sia a livello centrale, che a livello regionale e locale (compreso il sistema della polizia locale), che tenga conto in particolare degli effetti prodotti sul comparto sicurezza e del soccorso pubblico dalle disposizioni di legge entrate in vigore dopo la legge n. 121 del 1981;
a predisporre, previo esame delle competenti Commissioni parlamentari, ed entro il periodo indicato dal DEF, un piano di riforma che, salvaguardando il principio di specificità, renda più efficiente l'organizzazione dell'intero comparto sicurezza e del soccorso pubblico, compresi il tema del riordino delle carriere, per una effettiva valorizzazione delle professionalità, anche con l'obiettivo di consentire una migliore e più moderna organizzazione delle forze del comparto sicurezza e del soccorso pubblico sul territorio.

(7-00377) «Fiano, Rosato, Giorgis, Fabbri, Gasparini, Naccarato, Capozzolo, Villecco Calipari».

“Non voltarti dall’altra parte” - La CGIL aderisce alla campagna contro lo sfruttamento sessuale di bambini e adoloescenti ai Mondiali di calcio brasiliani


Ha preso il via la campagna di sensibilizzazione “Non voltarti dall’altra parte”, finanziata dall'Unione Europea e dal Sesi (Servizi Sociali per l'Industria del Brasile). Coordinata da ECPAT per prevenire il rischio di sfruttamento sessuale minorile a fini commerciali in occasione dei Mondiali di calcio 2014 che avranno luogo in Brasile. 
 
 
 
La campagna ha come obiettivo principale quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dello sfruttamento sessuale sui minori, fornendo indicazioni e strumenti per segnalare casi di sospetto sfruttamento.

“Non voltarti dall’altra parte” è realizzata in collaborazione con altre cinque sedi ECPAT (Germania, Austria, Olanda, Lussemburgo e Ncf Polonia). La diffusione della campagna a livello globale sarà resa possibile grazie al supporto di altri 16 Paesi associati (Belgio, Brasile, Bulgaria, Estonia, Gambia, Italia, Kenya, Madagascar, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Senegal, Sud Africa, Spagna, Svizzera e Ucraina).

In Italia, ECPAT sta lavorando a stretto contatto con il mondo dello sport giovanile - CSI in primo piano - e del turismo - con partner come l’ENIT, Alitalia, Quiicki, AITR, CGIL CISL e UIL Confederali, le Federazioni di Categoria del settore turismo FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTuCS UIL ed EBNT, Ente Bilaterale Nazionale del Turismo, associazioni come Terre di Mezzo e CTS, società private come Hangoolose.

Ma in Italia vogliamo di più. Gli italiani, purtroppo, sono ai primi posti tra coloro che scelgono il Brasile come meta per consumare sesso con minori. Si stima che siano circa 80.000 ogni anno. L’attività di prevenzione deve coinvolgere tutti, in primis la Nazionale che rappresenterà il nostro Paese in questa importante competizione internazionale. A questa convocazione devono aggiungersi però anche le istituzioni e la popolazione. Aiutaci anche tu! Partecipa alla campagna, condividi la nostra pagina, diffondi i materiali e NON VOLTARTI DALL’ALTRA PARTE! Comportati da tifoso responsabile! 

Allegati:

Primo Piano - Istat: Cgil, su lavoro indica direzione da seguire

La nota ufficiale della Confederazione sul recente rapporto pubblicato dall'Istat sul tema del lavoro.
 
 
“Sul tema lavoro la fotografia che lancia oggi il rapporto Istat indica la traccia che il governo dovrebbe seguire, al contrario di quanto fatto ad oggi con il recente decreto lavoro. Un provvedimento che rischia di aggravare la situazione aumentando la precarietà e la breve durata dei contratti a termine, con i rinnovi illimitati e l'alto numero di proroghe senza causali”.
 
“I problemi evidenziati, infatti, - prosegue - ricalcano esattamente le priorità indicate dalla Cgil nel corso degli ultimi mesi: crescita della precarizzazione dei rapporti di lavoro negli ultimi 5 anni per l'incertezza dovuta alla crisi; difficoltà di collocazione dei lavoratori over 50 e delle lavoratrici madri; ripresa dell'emigrazione giovanile in particolare qualificata; crescita dei lavoratori poveri, in particolare donne”. Per questo la Cgil ribadisce che “occorre una riforma universale degli ammortizzatori sociali, la sperimentazione di un contratto a tutele progressive che cancelli quasi tutte le 46 tipologie atipiche di lavoro esistenti, un cambiamento profondo della riforma Fornero sulle pensioni e una norma vera che contrasti le dimissioni in bianco”.

Inoltre, aggiunge la nota, “il dato sulle competenze come strumento per rafforzare il rapporto di lavoro e ad inserirsi nel mercato, indica che la formazione è un settore strategico su cui investire”. La Cgil ha lanciato a riguardo “una proposta di riforma della formazione professionale, dei servizi pubblici per il lavoro e degli ammortizzatori, si possono dare risposte in tempi brevi su tutti e tre questi temi senza cancellare diritti ma al contrario estendendoli a precari e soggetti fragili. Ci vuole disponibilità al dialogo e una volontà politica che sia orientata dal principio di 'fare presto' ma soprattutto di 'fare il meglio'. A partire dalla garanzia giovani e dalla riforma degli ammortizzatori, c'è bisogno del lavoro di tutti, governo, regioni e parti sociali, per dare risposte ad emergenze non rinviabili e che facciano fare uno scatto in avanti al paese, senza che nessuno venga lasciato solo”, conclude la nota.

CGIL, serve lavoro per donne e maggiori servizi. “Lavoro per le donne e maggiori servizi per rilanciare il Paese”. Questa la strada indicata dall'Istat nel rapporto annuale per la responsabile politiche di genere della Cgil Nazionale, Loredana Taddei, secondo la quale i dati dell'istituto di statistica “fotografano l'aumento delle donne costrette a lasciare il lavoro in occasione della nascita dei figli, il minimo storico per le nascite, il peggioramento della situazione di conciliazione dei tempi di vita delle donne, l'aumento della quota di occupate con figli piccoli che lamentano le difficoltà di conciliazione e, infine, la riduzione della spesa sociale nei comuni”.

Per la dirigente sindacale “sono tutte facce della stessa medaglia, a ulteriore dimostrazione che l'Italia è uno dei Paesi europei che incoraggiano meno la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e che così facendo spreca una grossa fetta del capitale umano disponibile, oltre a ridurre l'orizzonte temporale dei progetti di vita delle donne, alle prese con potenti vincoli riguardo le scelte di maternità”.

Secondo Taddei “è urgente un cambiamento di rotta: questi dati dovrebbero indurre il governo a fare in modo che le politiche di investimento e valorizzazione del capitale umano (servizi, strumenti di conciliazione tra famiglia e lavoro) siano prioritarie. Non solo per un fatto di equità e giustizia, ma perché aumentare l’occupazione femminile gioverebbe all’economia, secondo l’Ocse infatti il reddito pro capite aumenterebbe per tutti di un punto percentuale l’anno”.

Cantone: Renzi mantenga la promessa di 80 euro ai pensionati Pensionati

"Da ormai 15 anni - aggiunge - i pensionati sono il bancomat dei vari governi e questa èuna grande ingiustizia. Il potere d'acquisto dei pensionati è sceso del 15%". "Il premier Renzi mantenga la promessa di voler estendere il bonus fiscale di 80 euro anche ai pensionati". Lo afferma a Bolzano il segretario generale dello Spi Cgil, Carla Cantone. E' quanto riporta l'Ansa. "Da ormai 15 anni - aggiunge - i pensionati sono il bancomat dei vari governi e questa èuna grande ingiustizia. Il potere d'acquisto dei pensionati è sceso del 15%". Insieme a Fnp Cisl e Uilp Uil, un milione di cartoline saranno spedite a Renzi per chiedere giustizia sociale per i pensionat, con il titolo "Non stiamo sereni".

rassegna.it

mercoledì 28 maggio 2014

Strage Brescia: la CGIL non dimentica


Sono trascorsi quarant'anni dalla mattina in cui a Brescia, in Piazza della Loggia, durante una manifestazione indetta dai sindacati contro il terrorismo neofascista persero la vita 8 persone, mentre un centinaio rimasero ferite per l'esplosione di un ordigno. Era il 28 maggio del 1974 e oggi come allora la CGIL continua a pretendere “verità e giustizia: queste due sono le sole parole che possono chiudere definitivamente una delle vicende più drammatiche della storia del nostro paese”. In questi 40 anni si sono consumate tre istruttorie, che hanno portato ad una successione di vicende processuali arrivate sino in Cassazione, dove proprio quest'anno, il 21 febbraio, è stata riaperta la procedura giudiziaria contro due esponenti neofascisti.

Mentre le verità storiche sono accertate e riconosciute, la CGIL torna a chiedere con insistenza di fare luce sulla verità giuridica e sulle responsabilità individuali. “Ristabilire verità e giustizia per quella strage che ferì brutalmente il paese, non solo sul versante storico ma anche giudiziario - prosegue la CGIL -, è una necessità dovuta alle vittime e ai loro familiari, così come alla nostra stessa democrazia. Vittime di quell'attentato furono, infatti, come in molti altri casi e momenti bui della nostra storia, lavoratrici e lavoratori nel loro essere baluardo insuperabile a difesa della democrazia e portatori di un'istanza di emancipazione e progresso”.

"Il nostro impegno, quello dell'intero movimento sindacale - avverte la CGIL -, non si fermerà senza la parola fine sul piano giudiziario, senza che siano accertati autori e complici di quell'atto atroce e sanguinoso. E' un'esigenza dovuta anche al bisogno di costruire definitivamente una memoria condivisa, la sola via per rifondare quel clima di fiducia determinante per la qualità della democrazia e le istituzione del nostro paese”.

Proprio in occasione del 40° anniversario della strage di Piazza della Loggia è stata inaugurata, il 23 maggio, la mostra 'Capo/Lavoro - Arte e impegno sociale nella cultura italiana attraverso il Novecento' promossa dalla CGIL e dal Comune di Brescia presso il Museo Santa Giulia, via dei Musei 81/b, alla presenza del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.

Torino, 19 maggio 2014 - Riunione della Commissione Paritetica Tecnologia e Informatica.



 
 

... cosa c'é dietro le quinte delle elezioni...


martedì 27 maggio 2014

2 giugno: festa della repubblica multietnica - Accogliamo diversità, spargiamo ricchezza


Il progetto della Festa della Repubblica Multietnica è arrivato alla sua quinta edizione. Nato come un piccolo evento, è via via cresciuto sia nei contenuti sia nella partecipazione.

La parte organizzativa della festa è fondamentale per le varie persone e realtà al fine di incontrarsi e conoscersi, imparare a condividere idee, proposte e difficoltà, cercando soluzioni comuni. Ed è proprio questo lo spirito di Convergenza delle Culture: la ricerca degli aspetti comuni tra persone di provenienze e culture diverse, la scoperta dell’altro, la condivisione, la solidarietà, la reciprocità (ognuno ha qualcosa da dare a qualcun altro, affinché questo a sua volta possa dare ad altri ancora).

Possiamo quindi affermare che uno degli scopi della festa è la creazione di una rete, o meglio ancora di una comunità, di persone con legami che possano andare oltre la festa stessa, sostenendosi e lottando per i diritti di tutti, indipendentemente dalla cultura di appartenenza, appoggiandosi nelle reciproche iniziative. Con un unico obiettivo: una società libera da sentimenti, pensieri e atti discriminatori e violenti.

La Repubblica dovrebbe essere davvero la “cosa di tutti”: tutti coloro che ci vivono devono poterla “coltivare” con i propri semi, ovvero con le proprie speranze, aspirazioni, idee e credenze, con il proprio lavoro e impegno, per raccoglierne i frutti nel futuro. L’esclusione e la solitudine, due grandi malattie della nostra società, vanno combattute coltivando semi diversi, che persone provenienti da altri paesi non consumisti come il nostro ancora possiedono e possono donare, così come hanno “semi” da spargere molte persone che magari rimangono nell’ombra e non pensano di avere voce in capitolo. La natura ci insegna da sempre che “mischiarsi” significa migliorare, diventare più forti, avere più strumenti per affrontare le difficoltà. L’immigrazione non è un problema di ordine pubblico, non è una minaccia, è una necessità e un’opportunità, così come lo è stato sempre nella storia dell’umanità. La società multietnica e multiculturale è già il nostro presente, noi vogliamo renderlo palese in piazza, in un momento di allegria e condivisione.

Augurandoci che vicende tragiche dell’anno appena passato quali i naufragi nel Mediterraneo, la situazione di Lampedusa, le condizioni nei CIE, solo per citarne alcune, possano in futuro non accadere più, ci proponiamo di promuovere:

- lo sradicamento di ogni forma di razzismo e violenza
- la libertà di circolazione e di soggiorno per tutti
- il diritto di cittadinanza per chi nasce in Italia
- l’abolizione delle leggi discriminatorie Turco-Napolitano, Bossi-Fini e Pacchetto Sicurezza
- la chiusura e abolizione dei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione)
- la denuncia dello sfruttamento del lavoro degli immigrati e di tutte le persone sfruttate e deboli
- la parità di diritti e di doveri per chiunque a prescindere dal paese di origine, lingua, religione, ideologia politica, ceto sociale, reddito, interessi, aspirazioni e orientamento sessuale.
 
www.repubblicamultietnica.it

venerdì 23 maggio 2014

E' mancato il compagno VITTORIO RIESER

Venerdi’ 23 maggio Ore 14:00-17:00 camera mortuaria Ospedale GRADENIGO

Sabato 24 maggio dalle Ore 9:00 alle Ore 11:30 camera ardente di commemorazione c/o la Sala “PIA LAI” in CGIL Via Pedrotti 5 Torino

Sabato 24 maggio Ore 12:10 Tempio Crematorio Cimitero Monumentale Corso Novara - Torino
Necrologio

In ricordo di Vittorio
Vittorio Rieser è stato un uomo che non ha solo creduto nel movimento operaio, ne ha fatto parte, contribuendo a far crescere sempre, e senza indulgenza alcuna, una cultura critica. Una cultura critica che partiva dal punto di vista dei lavoratori, dalla loro esperienza. Il sapere operaio, il sapere espresso nel lavoro è stato il punto di vista da cui Vittorio procedeva con le sue analisi acute e profonde dei cambiamenti con l'obiettivo di riconoscere, anche nelle tracce più sfumate, la volontà dei lavoratori di affermare la loro autonomia.
Sapere e autodeterminazione dei lavoratori sono stati i riferimento del suo impegno sindacale che ha svolto, lo ricordiamo, con generosità, rigore intellettuale e spirito libertario. Un rigore che animava la sua profonda curiosità culturale; un intellettuale raffinato che ha scelto di stare dalla parte del movimento organizzato dei lavoratori, senza ambiguità e lontano dall'autoreferenzialità accademica.
Vittorio Rieser non amava il palcoscenico, preferiva il lavoro dell'inchiesta. Anche questa fu la peculiarità del suo impegno intellettuale. Un impegno che lo portò dai “Quaderni rossi”, al movimento studentesco, all'impegno politico sino alla suo essere un riferimento per molte compagne e compagni della CGIL.
Impegno intellettuale e militanza sindacale. Un esempio che ci mancherà. Ciao Vittorio.

Camera del lavoro di Torino

Sicurezza: Silp-Cgil, se Renzi serio sblocchi retribuzioni

(ANSA) - ROMA, 22 MAG - "In un paese serio non ci si sognerebbe mai di bloccare per oltre cinque anni le retribuzioni di chi serve, con spirito di sacrificio, le proprie istituzioni". Cosi' Daniele Tissone, segretario generale del sindacato di polizia Silp-Cgil, commenta quanto detto dal premier Matteo Renzi nel corso di una cerimonia dei carabinieri. "Aver prorogato di un ulteriore anno il provvedimento di blocco contrattuale, aggravato dall'estensione del blocco al tetto salariale individuale delle donne e degli uomini in divisa - secondo Tissone - non dimostra una reale vicinanza e, per questo, chiediamo al Governo un impegno teso a ripristinare, dal 2015, contratto, assegni di funzione e aumenti derivanti dalle promozioni del personale che, dal 2009, producono effetti estremamente negativi e,deleteri che hanno generato un impoverimento salariale di circa 200 euro medi mensili per ogni singolo operatore".